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Salvatore Satta

 

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l'autore del mese di Luglio 2019

Salvatore Satta


 


 

  

 


Biografia  

Quello di Salvatore Satta è un caso anomalo nel panorama letterario italiano. Simile per certi versi a quell odi Tomasi di Lampedusa, anche lui onorato di fama postuma. Satta ottenne infatti  fama e riconoscimenti alcuni anni dopo la sua morte quando la famiglia, venuta in possesso di un dattiloscritto (in un secondo tempo fu recuparto anche il manoscritto) diede alle stampe quella che fu la sua principale opera  che lo fece conoscere in tutto il mondo: Il giorno del Giudizio.

Satta nacque a Nuoro nel  1902 figlio di un notaio della cittadina sarda; Laureatosi a Sassari in giurispudenza  sarà costretto per motivi di salute a interrompere il tiorcinio. Vien ricoverato a Merano in sanatorio e qui scriverà il suo primo racconto, La veranda incentrato sulle proprie e altrui sofferenze nel luogo di cura. Tornato all vita civile diviene prima docente a Camerino poi a Macerata quindi a Padova ed infine a Roma intraprendendo la carriera universitaria.

Nel 1939 sposa Laura Boschian.      

Da questo momento inizia una intensa produzione di opere giuridiche interrotta  nel il 1944/45 per scrivere il De Profundis.

Nominato Pro-Rettore a Trieste si fa notare per il discorso inaugurale dell’anno accademico non troppo velatamente critico verso il fascismo ed il comunismo.

Firma una serie di opere giuridiche che ne fanno uno dei più stimati giureconsulti italiani. Nel 1970 dà avvio alla stesura del suo capolavoro: Il giorno del Giudizio pubblicato postumo nel 1977. All’inizio l’opera passa nell’indifferenza generale macon la nuova edizione della Adelphi  diventa uno dei casi letterari italiano. Tradotto in 17 lingue viene reputato uno dei più profondi e interessanti romanzi del ‘900. La storia di un uomo che al volgere della vita torna nella città natale e recatosi al cimitero viene preso da un vortice inarrestabile di ricordi e riflessioni. Improntato al periodo fine ‘800 anni ’20 del secolo scorso il romanzo fa riferimento a fatti reali della vita della città sarda e proprio per questo non fu ben accolto dai Nuoresi.  Rimane comunque una pietra miliare della letteratura italiana del ‘900. Un affresco vivissimo della vita di provincia di una citta italiana a cavallo di due secoli. Salvatore  Satta morì a Roma nel 1975

 

Il giorno del giudizio

Pubblicato postumo in seguito al ritrovamento del dattiloscritto cui seguirà il ritrovamento del manoscritto originale, Il Giorno del giudzio rappresenta senza dubbio un caso letterario fra i più significativi.

Pubblicato nel 1977 per i tipi della CEDAM, casa editrice conosciuta principalmente per opere a sfondo giuridico che per romanzi, passerà completamente inosservato sia dalla critica che dai lettori. Sarà solo due anni più tardi quando l'Adelphi ripubblicherà l'opera che scoppia il caso letterario: osannato dalla critica e apprezzatissimo dai lettori verrà tradotto in pochi anni in varie lingue; spiccano fra le altre sia l'edizone tedesca che quella francese per i tipi della Gallimarrd. Il suo successo a livello internazionale ne farà un autentico caso letterario italiano ancor più apprezzato perchè inaspettato e provenieNte da uno scrittore del tutto anonimo per i tempi.

La narrazione viene affidata ad una voce anonima ma non è dififcile individuarvi lo stesso scrittore. E cosi ritroviamo questa voce che tornata alla città natale (Nuoro) in tarda età, si reca di buon mattino al cimitero, con la precisa intenzione di non esser visto poichè non vuole incontrare nessuno, vuole parlare coi soli morti. E qui passando per nomi scritti sulle lapidi e ricordi che si risvegliano improvvisamente comincia una rassegna di personaggi, di fatti di racconti inenarrabile nella sua lucidità e chiarezza. la vita di costoro, racchiusa come in uno scrigno fra la nascita e la morte viene cos' raccontata tutta di un fiato, quasi assenti i dialoghi, szempre presente la voce narrante mai staccata, sempre partecipe, sempre sola avvolta nella tristezza dello svolgersi di una vita ormai al termine.

E sono una miriade i protagonisti che si presentano, perché ricchissimi di descrizioni minuziose, tale condizione morale, oltre che fisica, aggrega il senso di comunanza di una società racchiusa in un comprensorio di circa cinquemila anime (Nuoro tra fine Ottocento e inizio Novecento) con al centro la figura di Don Sebastiano Sanna Carboni, notaio della città, simbolo dell’aristocrazia e della padronanza, la moglie/vittima Vincenza, testimonianza della sottomissione della donna ai voleri del patriarcato, e poi ancora il clero, i poveri, i quartieri alti, quelli diroccati dei contadini, il caffè Tettamanzi, la Farmacia, le chiese, le ambiguità socialiste in politica, la Prima Guerra Mondiale e la successiva partenza dei figli, tutto nelle singole storie chiuse in ognuno, dove quell’ognuno resta chiuso a sua volta nella propria solitudine.

 

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